 INTERVISTA AL DOTT.SSA PAULINE NAHAPIET (COORDINATRICE CAPE, PARTNER PROGETTO OLLA - MUSEO DI MANCHESTER) 22 febbraio 1999 Ci sono delle evoluzioni, delle nuove tendenze dell’utente/cliente del museo? I "comportamenti" sono sempre gli stessi? Attualmente molti musei nella nostra zona sono chiusi perché avrebbero bisogno di denaro e professionalità specifiche per allargare e ampliare le gallerie, le esposizioni, le proprie aree di ristorazione. Bisognerebbe essere più aperti al mercato. Lo stato fa in modo che ci sia una vendita diversa sul mercato. Per esempio, occorrerebbe diversificare la quantità dei prodotti che loro vendono. Oltre la vendita, offrite altri servizi aggiuntivi? Entrambe le cose. I negozi hanno un peso fondamentale, in quanto vogliono sia diffondere maggiormente i punti vendita, sia differenziare i prodotti, sia sviluppare i servizi connessi al museo. Lo stato è proprietario di alcuni musei. In Gran Bretagna sono stati fatti degli studi e/o delle ricerche sul comportamento dei clienti dei musei? Non lo so, penso di no. Interprete: la dottoressa è disponibile a fornirci una lista di musei interessati ai prodotti Olla che ci fornirà appena tornata in sede. Abbiamo inoltre altri contatti. Ci si organizza per avere le schede di altri musei. Possiamo avere delle schede di altri musei? Certo, vi invierò le schede informative. Possiamo cercare di mettere insieme le informazioni sui comportamenti di acquisto degli utenti dei musei? Anche in Italia ci sono poche cose, ma per noi è importante. Molto probabilmente il museo di Londra ha fatto questi studi, forse anche quello di Edimburgo. Uno dei requisiti che viene richiesto dal Museo di Manchester è la qualità dei prodotti, che si riserva di accettare soltanto dopo averli visti e controllati e dopo aver valutato la regolarità delle consegne e la validità delle offerte. Il fornitore deve, quindi, essere affidabile. I prodotti fatti dal Maestro Caiella possono essere facilmente commercializzati. Prima di arrivare agli oggetti più complessi, i ragazzi potrebbero produrre degli oggetti più semplici. Bisogna cercare un legame tra le produzioni in ceramica e il museo. I prodotti piccoli garantiscono sia ai corsisti un apprendimento continuo - dalle cose meno complesse a quelle più complesse - e sia una più facile vendita. I maggiori frequentatori dei musei sono i bambini: infatti, ci sono moltissime scuole che portano i bambini ai musei e quindi il target che compra di più è quello dei bambini. Al momento, i prodotti presenti negli shop dei musei non soddisfano a pieno questo tipo di target. I pezzi che sono presenti sono grandi e costosi, quindi oggetti piccoli e poco costosi possono avere spazio. L’ingresso al museo è gratuito. Sempre. Il governo aveva pensato di introdurre il biglietto, ma questa proposta è stata bocciata. L’ingresso al museo è libera; se invece ci sono delle esposizioni particolari, queste si pagano. Ad esempio la mostra di Manet. E’ possibile quantificare il numero di biglietti, di utenti? Inclusi i bambini? Si. Ti farò sapere. Ci sono anche oggetti di oreficeria negli shop? Fanno riproduzione di un famoso design scozzese, ma non sono in oro. Secondo te gli oggetti in oro hanno un mercato, riescono ad essere venduti negli shop dei musei? Per esempio c’è un teatro nel centro della città che vende questo tipo di oggetti, adeguato al target della struttura. Lì potrebbero essere venduti. Li contatterò per Voi e chiederò loro di completare la scheda che mi avete dato. Ho bisogno comunque di un catalogo, con foto. Si possono proporre anche quelli in ceramica del maestro Caiella. Il museo ha una ricca produzione di oggetti egiziani, perché nel curriculum scolastico una parte del programma di storia è dedicato agli Egizi. Se tu hai bisogno di altre informazioni, noi possiamo fartele avere successivamente. Altre organizzazioni potrebbero essere interessate al lavoro che state svolgendo, ad esempio nell’Università c’è un corso sulla ceramica: ci potrebbero essere degli scambi. Quando tornerò in Inghilterra, organizzerò questi incontri e vi farò sapere come possiamo procedere. Un collega di Edimburgo può darci una mano e collocare alcuni prodotti. Come avviene l’acquisizione dei prodotti, il contatto con i fornitori, la commercializzazione etc? Non sono io la referente. Io posso mettervi in contatto con le strutture. Può diffondere la nostra scheda di rilevazione? Sì. Appena le raccolgo ve le invierò. Quanti rifornitori avete? Quali rapporti avete con loro? Non lo so. Da dove acquisite i prodotti? Anche dall’India e dall’America. E’ possibile anche pensare a delle ordinazioni per posta. Da quanto tempo sono diffusi gli shop all’interno dei musei? Da 20 anni. E’ diffuso lo shop nei musei? La maggior parte sì, anche nelle gallerie. Stiamo cercando di ampliare quello di Manchester perché non è tra i più belli. C’è una relazione tra la vendita e la presenza nel museo di oggetti o la presenza all’interno di una mostra No, prima era così, oggi no. Non vedo questa relazione. Com’è ubicato lo shop all’interno del museo? Bisogna entrare nel museo per usufruire dello shop. Intervistatrice Daniela Criscitiello
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