 CAPITOLO III - LA LEGGE RONCHEY 3.1 La legge Ronchey Cerchiamo di capire che cosa si è cercato di fare per migliorare la situazione del nostro sistema museale grazie alla legge Ronchey. Il Ministro per i Beni Culturali, nell’agosto del ’92, Alberto Ronchey, insieme alla sua équipe, inizia a preparare la stesura della legge 4/93 e del regolamento d’applicazione dell’art. 4. Nel 1993 viene convertito in legge il decreto sul funzionamento di musei , biblioteche e archivi e pubblicato l’11 marzo 1994 sulla Gazzetta Ufficiale. Il Consiglio di Stato ha approvato il Regolamento di attuazione dell’art. 4 che introduce la gestione privata dei servizi aggiuntivi (ristorazione e vendita di libri, cataloghi, riproduzioni a stampa o a calco, videocassette, videodischi) e che prevede che i bandi di gara debbano essere pubblici, emanati dalle soprintendenze sulla base di uno schema unico e di una serie di contratti tipo forniti dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. L’idea iniziale era di far vincere quelle imprese che in più sedi offrissero i maggiori benefici e la migliore qualità dei prodotti (anche calchi di antichi gioielli etruschi, greci, romani, bizantini con il corredo di schede storiche firmate da esperti, audiovisivi d’autore, riproduzioni su tessuti pregiati). Tutto questo tendeva a contenere i costi unitari secondo il principio dell’economia "di scala", garantire la qualità delle merci e offrire possibilità di sviluppo all’imprenditoria interessata, assicurando al tempo stesso la valorizzazione dei nostri beni culturali. Il risultato finale al quale si voleva pervenire era quello di soddisfare la domanda del pubblico, anche il più esigente, nella rete degli 800 musei e delle aree archeologiche statali, collegata mediante accordi speciali ai musei comunali e provinciali, in vista d’un nuovo e ampio mercato della moderna industria culturale. A partire dall’aprile 1993, nei musei statali è stato, in linea di massima, adottato l’orario di apertura prolungato, dalle ore nove alle ore sette pomeridiane. Su ventisette musei statali tra i più importanti, sette non hanno applicato il nuovo orario per carenze di personale. Dopo un’attenta analisi dei risultati raggiunti, si è decisa l’introduzione di nuovi orari differenziati: -
i musei e le aree archeologiche principali osservano l’orario prolungato; -
i musei di un secondo gruppo, identificati in base all’afflusso stagionale di visitatori e al personale disponibile, sono aperti sei ore al giorno; -
un terzo gruppo svolgerà il servizio con orari variabili e visite guidate. Con il prolungamento degli orari e l’apertura durante le feste, è stato superato il paradosso secondo il quale solo alcuni potevano visitare i musei, mentre la legge prevede apparati audiovisivi di vigilanza operanti ventiquattro ore su ventiquattro.
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