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INTRODUZIONE STORICA

Innanzitutto è necessario chiarire che il termine "civiltà daunia" può essere usato legittimamente soltanto a partire dalla Iª età del Ferro (IX - VII secolo a.C.) fino al IV secolo a.C. Esso indica la civiltà fiorita in quell’ampio arco di tempo nella Puglia settentrionale e nel Melfese ad opera dei Dauni, popolo dai caratteri ben definiti, pur essendo etnicamente e culturalmente affine ai Peuceti ed ai Messapi, che occupano la parte centrale e meridionale della Puglia.

Ma, in realtà, le origini e la formazione di tale civiltà risalgono ad un precedente periodo, cioè all’età del Bronzo Finale (XI - X secolo a.C.), in cui si colloca l’arrivo degli Iàpygi in Puglia dalla costa orientale dell’Adriatico.

Tali gruppi di popolazioni illiriche, pervenuti in Puglia, probabilmente in successive ondate, uniti alle genti preesistenti e ad altri gruppi di provenienza egea, forse cretesi, dettero inizio ad una nuova civiltà, quella "iapygia", da cui si svilupparono, in una lenta ma inevitabile articolazione, le tre culture di età storica: la daunia, peucezia, la messapica. Dunque, come si è già detto, è solo con l’inizio dell’età del Ferro che si comincia ad individuare una cultura "daunia", distinta dalle altre presenti in Puglia ed aventi una comune origine.

Essa era caratterizzata da abitati arroccati su colline difficilmente accessibili, come quelli del Gargano ed insediamenti di pianura.

Gli abitati sono costituiti per la maggior parte da capanne, con il corpo di calpestio in terra battuta e l’elevato formato da una struttura di pali lignei, rivestita di frasche e paglia, rafforzata e resa impermeabile con strati di argilla. Tracce di capanne di questo tipo sono state rinvenute a Ordona e Canosa, a Salapia, tuttavia, vi sono due tipi di capanne: uno è a pianta rettangolare con il fondo absidato e portico antistante; l’altro è lo stesso rettangolare, ma con la parete di fondo rettilinea. A Lavello invece sono state rinvenute capanne con pianta ovale.

Per quanto riguarda i riti funebri, i Dauni seppellivano i loro morti in posizione rannicchiata, adagiati su un fianco, e tale uso perdurerà sino al III secolo a.C., cioè fino alla romanizzazione.

Le tombe in cui erano deposti i defunti erano di varia tipologia;

1.     tomba a fossa di forma troncopiramidale, cavata nella roccia, coperte da lastroni lapide;

2.     tombe a fossa semplice, terragna, coperte da grandi quantità di ciottoli;

3.     tombe a tumulo, sono sepolture di tipo monumentale, costituite da una tomba a fossa, circondata da un circolo di pietre poste di taglio che delimitavano il cumulo di pietre sovrastante;

4.     tombe a "enchytrismos": consisteva nella deposizione del defunto all’interno di grossi recipienti ed era riservato ai neonati.

Tranne il tipo a tumulo, gli altri tre tipi persisteranno nelle fasi cronologiche successive.

Caratteristico della cultura daunia è l’uso di sculture in pietra, produzione che perdurerà dal X - IX secolo a.C. alla fine del VI secolo a.C.

In questo senso interessante è un gruppo di stele antropomorfe trovato a Castelluccio dei Sauri, nel Subappennino daunio. Tali stele raffigurano un busto umano, senza testa, caratterizzato dai seni e, talvolta, da una serie di solchi penduli (collana) negli esemplari femminili; in un esemplare maschile è raffigurato, invece, mediante incisione, un pugnale a lama triangolare inguainato e connesso ad una banderuola. Sono state recuperate anche teste, appena sbozzate, che presentavano una superficie piana anteriore, su cui sono rappresentati i principali elementi anatomici del volto.

Un discorso a sé merita la produzione vascolare di stile geometrico, che affonda le sue radici nel Bronzo finale, soprattutto nelle aree periferiche del mondo miceneo, e, senza alcuna piccola soluzione di continuità, accompagna per più di mezzo millennio lo sviluppo della civiltà daunia.

La sua varietà, la sua ricchezza decorativa, sia plastica, sia dipinta, pongono tale produzione tra le più originali ed alte creazioni dei popoli italici. Inoltre non si deve trascurare l’importanza che tale ceramica assume per la sua ampia diffusione esterna, anche in aree lontane ed estranee altre culture italiche, così come ai prodotti ellenici.

Il carattere della civiltà daunia si rivela come quello di una civiltà fondamentalmente conservatrice, con elementi culturali di tipo arcaico, ma ben distinti e di estremo interesse, creatrice di una produzione artistica ricca, fantasiosa e varia nelle sue espressioni. Al suo interno non mancano, tuttavia, già dal periodo più antico, differenziazioni notevoli tra i centri dell’interno e quelli costieri più aperti ai contatti con altri popoli dediti al commercio e certo ad una più attiva produzione artigianale e questo fenomeno diviene sempre più imponente nei secoli VII e VI a.C.

Per quanto riguarda l’organizzazione sociale, si può affermare che, nel complesso, i dauni presentano una società abbastanza livellata, comunque, senza notevoli differenze, che, invece sono riscontrabili nelle altre culture italiche coeve.

Nella Iª età del Ferro sono pochi quei corredi funerari che si distinguono dagli altri, e questi sono attribuibili ai capi. A questi sono riferibili la tomba a tumulo di Arpi, contenente anche un bracciale in sottilissimo filo d’oro e la tomba n. 231 di Salapia, con scudo, Kardiophylax ed un gran numero di fibule.

Nel VII secolo, così come avviene anche in altre regioni, si assiste alla nascita di un ristretto gruppo dominante, che controlla la maggior parte delle ricchezze della comunità. A questi gruppi "emergenti" si attribuiscono le cosiddette tombe "principesche", ben distinte da tutte le altre, per il loro isolamento nell’ambito delle rispettive necropoli, per le loro dimensioni eccezionali e, soprattutto, per la ricchezza del loro corredo, formato spesso da una notevole quantità di beni di prestigio.

Nel VI secolo la base dei gruppi dominanti sembra allargarsi notevolmente. Dai corredi tombali, ricchi ma non sontuosi, si deduce un distacco non enorme del ceto dominante rispetto al resto della comunità. La presenza della spada di ferro è l’elemento che contraddistingue gli individui maschi del gruppo dominante. Che la spada sia un oggetto-simbolo sembra provato dal rinvenimento di spade anche in tombe infantili. Un simile significato deve avere avuto la rappresentazione della spada sulla stele. In questo periodo sia gli insediamenti che gli edifici rispecchiano le forme già riscontrate nell’età precedente, anche se non mancano strutture più complesse di carattere sacro, come a Canosa e a Lavello, decorate con terracotte architettoniche policrome sia di tipo greco che di tipo etrusco quali le antefisse.

A partire dall’inizio del V secolo si avverte un chiaro impoverimento della civiltà daunia in tutte le sue manifestazioni. Le ragioni di questo declino della civiltà daunia che precede la sua trasformazione, nel IV secolo a.C., sotto l’influsso ellenico, non sono del tutto ignote. Infatti, l’arrivo degli Etruschi sul versante adriatico della penisola italica, con la fondazione dello scalo di Spina e l’ampia apertura dell’Adriatico ai traffici con il mondo greco, provoca il crollo della talassocrazia liburnica in quel mare e l’interruzione dei secolari rapporti tra Dauni e Liburni. Questo fondamentale cambiamento sembra confermato dall’improvvisa cessazione delle esportazioni di ceramica daunia in ambito adriatico, le quali duravano ininterrottamente dalla Iª età del Ferro. Anche ad ovest, verso l’interno, la posizione dei Dauni comincia ad essere meno florida e stabile in seguito al generale moto di espansione delle genti osco-sannitiche dalle zone montuose dell’Appennino verso le coste. Sono noti, infatti, i successi di tale potente espansione sia sul versante tirrenico che su quello ionico, mentre meno clamorosa ma ugualmente efficace è la spinta verso est. Nel corso del IV secolo importanti centri dauni, come Tiati e Lucera, subiranno la penetrazione osca, mentre la stessa Arpi sarà costretta a cercare l’alleanza di Roma in funzione antisannitica.

Per il V secolo non sono note conseguenze tanto appariscenti, ma certo tale condizione di insicurezza e di pericolo non può non avere influito negativamente sulla vita dei centri dauni. Inoltre l’area più esposta all’espansione osca, come il Melfese, perde, nel corso del V secolo, i caratteri dauni. Infatti, mentre nelle ricche tombe di Pisciolo, della seconda metà del secolo, manca del tutto la ceramica geometrica daunia, nello stesso periodo si interrompe la vita in altri centri dauni del territorio di Melfi, come Chiucchiari e Leonessa.

La nuova fioritura del Melfese, nel IV secolo, si presenta ormai con caratteri totalmente diversi, simili invece a quelli di tutta l’area lucana; essendo scomparso ormai perfino l’uso della deposizione rannicchiata, fatta eccezione per i centri di Lavello e Banzi, che conservano il carattere daunio per tutto il IV secolo.

Con il IV e III secolo si assiste ad una ripresa economica di alcuni dei maggiori centri dauni (Canosa, Salaria, Arpi), che dovevano essere dominati da ben determinati gruppi familiari, aristocratici, come i Dazi (o Dasii), ricordati per il periodo annibalico, ma attestati già prima, importanti fra loro e dominanti la vita politica di alcune città daunie, come Arpi e Salapia.

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