Il contesto di riferimento

Descrizione del progetto

Organigramma

Il Partenariato

La rassegna stampa

Le ricerche

Ricerca oreficeria daunia

Ricerca ceramica daunia

Ricerca sistemi museali

Mappa delle opportunità

La formazione dei formatori

Il sistema formativo Olla

L'intervento formativo

L'attività di Orientamento

Monitoraggio e valutazione

Home

 


LE PRODUZIONI DEGLI ORNAMENTI PERSONALI E LE OFFICINE
 

Gli ornamenti personali in bronzo più diffusi nella Iª età del Ferro sono le fibule. Esse presentano un repertorio vasto e composito, comprendendo tipi caratteristici delle necropoli dell’Italia meridionale insieme ad altri propri dell’area adriatica, sia piceni sia illirici.

Sono quelle a gomito con occhiello e staffa simmetrica; a profilo trapezoidale, in due pezzi, con staffa a disco; ad arco serpeggiante, in due pezzi, o di tipo "siculo"; a doppia spirale, o "ad occhiali", semplice o con occhiello ad "8" intermedio, in unica verga di bronzo o con supporto a fettuccia.

Soprattutto quest’ultimo tipo è il più diffuso in tutta la Daunia, in particolare nelle necropoli garganiche e a Ordona, dove probabilmente si collocano le officine di produzione.

Raramente documentati sono, infine, il tipo a quattro spirali, di piccole dimensioni, e quello "a sanguisuga".

Altri oggetti di bronzo, frequenti nelle necropoli daunie della I ª età del Ferro, sono le goliere, in verga a sezione circolare o a fettuccia; gli anelloni a sezione circolare, piena. Più rari sono i bracciali laminari, i morsi equini ed i rasoi, a lama rettangolare.

Sicura è la presenza in Daunia di bronzetti figurati, sia antropomorfi sia zoomorfi, anche se quantitativamente non consistente.

Il gruppo più numeroso e consistente è formato dal cosiddetto "carrello di Lucera". Conservato ad Oxford, esso è costituito da varie parti di pertinenza dubbia ad un unico oggetto. Alcune parti rappresentano figure umane in atteggiamenti rituali, di stile primitivo ma efficace; notevoli sono anche le figure di tori, arieti, uccelli. Figure simili sono utilizzate per pendagli, identificabili come tali per l’anello di sospensione superiore, fra queste rientrano anche i già citati morsi equini, raffigurati in forma di eleganti cavallini schematizzati. Notevole interesse presenta ancora un pendaglio, formato da una placca a traforo, conservato nel Museo Civico di Foggia. È rappresenta, infatti, in modo estremamente schematico, una coppia, probabilmente divina, da mettere in relazione con altre rappresentazioni simili della Iª età del Ferro, sia in bronzo sia in terracotta; come le figure presenti su un coperchio di cinerario della necropoli di Pontecagnano (Salerno).

Per quanto riguarda gli ornamenti in metallo nobile, si può ricordare un unico esemplare: un bracciale a più giri in sottilissimo filo d’oro rinvenuto in una tomba a tumulo di Arpi.

Nella IIª età del Ferro (VII - VI secolo a.C.) le fibule in bronzo, pur essendo tra gli oggetti metallici più comuni, appaiono tipologicamente e quantitativamente impoverite rispetto a quelle dell’età precedente. Sono attestati pochi esemplari di fibule con arco a navicella semplice o con bottoni, raffigurate, invece con frequenza sulle stele daunie e ben attestate nella Peucezia, soprattutto le prime, in particolare a Ruvo, dove sono diffuse anche le varietà in oro, il che fa pensare che la stessa città sia il luogo di produzione delle stesse.

Ugualmente attribuibile al VII secolo è il tipo ad arco serpeggiante, con coppia di apofisi laterali ed ardiglione bifido, presente nel corredo di una tomba ad "enchytrismos" di Arpi.

Tra la fine del VII ed i primi decenni del VI secolo è attestata la fibula ad arco semplice con staffa a canale molto lunga desinente in un grosso globulo, ben nota anche dalle raffigurazioni incise sulle stele. Un esemplare di questo tipo, d’argento, proviene dalla tomba n. 13 di Cupola. Anche quest’ultimo tipo è ben noto in Peucezia nella variante in metallo nobile. Un tipo simile a questo, ma della seconda metà del VI secolo, è costituito da fibule con arco ribassato, rivestito di ambra e di osso, nelle quali l’estremità della lunga staffa è ornata da un vago di ambra.

Nel corso del VI secolo sono diffuse, inoltre, le fibule ad arco semplice e staffa media, a sezione circolare o a nastro, diffuse negli insediamenti ofantini, e quelle simili ad arco rivestito di dischi di osso o di ambra, ampiamente diffuse ad Ascoli Satriano e ad Ordona, probabilmente centri di produzione delle stesse. Infine tra gli ultimi decenni del VI secolo e i primi del successivo sono ampiamente diffuse nel territorio daunio le fibule di tipo "Certosa".

Numerosi erano i pendagli di bronzo del tipo a semplice batacchio, oppure a piastra trapezoidale, recante, presso i due spigoli superiori, delle appendici a protome di uccello. A Salapia è stato rinvenuto anche un pendaglio "a mellone", traforato, caratteristico della penisola balcanica.

Fra gli ornamenti personali continuano ad essere adoperati dei grandi anelli a sezione circolare piena, semplice o con qualche appendice laterale.

Fra gli ornamenti personali in metallo pregiato spicca il tipo della fibula d’argento ad arco ingrossato e lunga staffa, diffuso soprattutto nei centri di Melfi, Canosa e Minervino; probabilmente uno dei primi due centri produceva questo tipo di fibule. A Ruvo è, invece, molto diffusa la variante in oro.

Altri ornamenti di uso personale che caratterizzeranno la Daunia fino a Ruvo e il costume femminile indigeno per quasi due (fine VI - fine IV) secoli sono i famosi "orecchini" aurei a forma cilindrica, classificati dal Guzzo (1993) come "fermatrecce".

Le varianti sono costituiti dalle decorazioni della cornice superiore che può essere in semplice lamina non decorata, come per gli esemplari di Ascoli Satriano e per le due coppie da Minervino (t. 1 e t. 6 - ex tenuta Corsi), oppure con cornice decorata con motivo ad onde in filigrana, come per gli esemplari da Melfi, Lavello, Salapia e Ruvo, o, ancora, con la cornice superiore che presenta dei motivi figurati a sbalzo e il fondo lavorato a "pulviscolo", una tecnica ben conosciuta dagli Etruschi, i cui esemplari sono stati rinvenuti solo a Ruvo che, quindi, a ragione, può essere considerato per quest’ultimo tipo il centro di produzione.

Un’ultima variante è quella in oro con filo avvolto a formare il motivo della spirale, presente esclusivamente ad Ordona che, quasi certamente, ne è il centro di produzione.

Non si devono inoltre dimenticare le spirali di filo a più giri in oro, con funzione di fermatrecce, di solito rinvenute in coppia ai lati del cranio della defunta, che confermano la validità della tradizione risalente all’età del Ferro, diffuse a Minervino, nel Melfese e a Ruvo.

Col V secolo scompaiono quasi completamente le fibule in bronzo, mentre quelle in ferro sono predominanti, tuttavia negli ultimi decenni di esso e nel primo quarto del successivo si diffonde un nuovo tipo di fibula, d’argento. Essa è ad arco semplice, ingrossato al centro, decorato, con anelli sovrapposti, nella parte mediana e verso le estremità. La staffa, laminata superiormente e decorata con incisioni, termina in un sottile listello, che doveva essere rivestito di elementi di ambra, o di osso. Essa è diffusa soprattutto ad Ordona e ad Ascoli Satriano e in uno di questi due centri vi erano certamente le officine di produzione di questo tipo di fibula.

Un altro tipo di fibula, presente solo a Minervino, che ne è il probabile centro di produzione, è il tipo in bronzo con arco a disco in lamina rivestita di lamina d’argento con decorazione a sbalzo. La caratteristica fondamentale è il profilo discoidale della lamina dell’arco e la ribattitura di una lamina d’argento con decorazione a fogliame, a stella, a rosetta. Un esemplare presenta, inoltre, tracce residue di doratura e ciò consente di riportare questa classe nell’ambito delle oreficerie che utilizzano lamine d’argento dorate.

Inquadrabile in contesti della fine del V secolo a.C., contraddistingue il costume funerario femminile di giovani donne e sembra essere il prodotto di un’elaborazione sperimentale, circoscritta a un ristretto ambito geografico e culturale.

Si avvicinano ad un’altra produzione tipica della Daunia melfese, cioè quella delle fibule in argento con arco a sanguisuga, con applicazioni di lamine in oro sulla parte superiore dell’arco, e staffa desinente in dischetti in lamina a forma di rosette con motivi a raggiera o a stella, (Melfi-Pisciolo, tombe 43 e 48; Lavello-Casinetto, tomba 955).

Tra le produzioni in bronzo si possono ricordare i bracciali con anelli rigidi lisci e le armille.

Per gli ornamenti in metallo nobile si farà riferimento alla divisione in classi proposta dal Guzzo che qui si propone.

Back
Next