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IL SETTORE DELLA CERAMICA ARTISTICA
E ARTIGIANALE IN ITALIA

Introduzione

Tra i mestieri di artigianato artistico spiccano alcune figure eccellenti: orafi, argentieri, ceramisti, artigiani del vetro, ecc. Ma, l’arte della ceramica è forse l’arte più completa, poiché in essa concorrono i quattro elementi di cui gli antichi credevano composto il mondo: la terra, l’acqua, il fuoco e l’aria.

Nata dalla terra, anzi, dalla polvere, la ceramica difficilmente ritorna in polvere per merito dell’altro elemento, il fuoco, che la rende straordinariamente durevole.

Pare, ma le questioni etimologiche sono sempre incerte, che il termine greco di "ceramica" derivi da "keramos", cioè dal semplice nome dell’argilla, ma dell’argilla ben cotta.

Della terra tesseva l’elogio Plinio il vecchio, che scriveva: "Inesauribile davvero è la generosità della terra. Anche omettendo tutti i benefici dei frutti, del vino, dei pomi, delle erbe, degli arbusti, delle medicine, dei metalli, al di là di tutto ciò, i soli oggetti di terracotta, con la loro sola abbondanza, direi che ci satollano, fornendoci gli embrici per i tetti, i mattoni per i muri, i recipienti per il vino, i tubi per l’acqua e tutti quegli oggetti che si fanno con la ruota e si plasmano con la mano. Per queste ragioni, Numa stabilì, come settimo collegio, quello dei vasai".

Alla ceramica dobbiamo i più antichi documenti della nostra civiltà.

Quel prodotto, tra i più poveri dell’umana industria, debole e fragile, tanto da dare origine al proverbio del vaso di coccio indifeso e frangibile tra i vasi di metallo, alla prova del tempo si è dimostrato più resistente di altri materiali.

La terra cotta, per quanto fragile, non ha patito alcun logorio. I secoli sono scivolati su di essa lasciando soltanto i segni di una carezza amorosa del tempo e quello che sembrava il prodotto più indifeso e peribile ha invece difeso le testimonianze della vita più remota, conservate dentro i campi e scritte sulle superfici vascolari nei diversi linguaggi dell’umana intelligenza.  

La ceramica artistica mediterranea può ben rappresentare un filo conduttore  di un viaggio dentro la creatività della provincia italiana; la tradizione artistica in questo campo  è capace di condurre il viaggiatore attraverso una serie di simboli della memoria, grazie ai quali i segni dell’arte moderna  si confrontano con l’antico celato nei prodotti della ceramica.

Negli ultimi anni l’interesse nei confronti della ceramica artistica italiana sta gradualmente crescendo in quanto la qualità del prodotto,  le tecniche eseguite prettamente a mano,  le decorazioni e gli smalti sono più conosciute e più apprezzate a livello nazionale e soprattutto internazionale.

Grazie a questa nuova ondata di interesse, le aziende produttrici medio/grandi e, non solo più le piccole botteghe artigiane, hanno acquisito la capacità di rinnovarsi senza stravolgere la tradizione, recuperando prodotti  che tornano ad esprimere valori locali di antica radice.

Nonostante ciò,  in Italia l’artigianato è radicato quasi esclusivamente nelle piccole città  e tende invece a scomparire nelle grandi metropoli, nelle quali si perdono i legami con i valori tradizionali e con le espressioni culturali più intime.

"Il fatto è che l’artigianato" - avvertiva con lungimiranza già dal 1980 Giulio Carlo Argan, intervenendo nel dibattito sulla manualità e sui centri dell’artigianato italiano - "è ancora un’attività profondamente radicata nelle piccole città antiche e negli stessi centri storici delle metropoli; non è possibile salvare le città antiche e i centri storici senza salvarne i contenuti storici, sociali, economici. Non è facile immaginare Faenza o Volterra che, conservando il loro antico assetto urbanistico e architettonico, cessassero di essere le città della ceramica e dell’alabastro e diventassero centri industriali. Ma è chiaro che la rinuncia a uno sviluppo industriale rende più difficile la vita agli abitanti ed incrementa lo spopolamento: è quindi indispensabile una politica dell’artigianato che sia strettamente collegata con la politica  delle città e del territorio".

Le botteghe dei ceramisti conservano l’antico sapere delle mani e questo linguaggio può validamente trasmettersi alle nuove generazioni di artigiani; la ceramica artistica è un’arte che si è tramandata nelle sue forme genuine  e ha conservato l’identità del popolo e del territorio di nascita.

"Una buona politica dei beni culturali"  - concludeva Argan - "non dovrebbe limitarsi alla protezione degli oggetti. Le botteghe artigiane ancora esistenti sono anch’esse beni culturali da conservare, perché, a loro  volta, conservano i caratteri delle città antiche e dei centri storici". 

Il mondo ceramico italiano, in particolare quello dei centri tradizionali del Sud,  ruota molto intorno ai simboli propri di tradizioni plurisecolari, così che,  alle soglie del nuovo millennio l’artigianato e la ceramica sembrano ritrovare un loro forte canale espressivo.

Infatti, mentre molte forme di artigianato definite a torto "minori"  (il ricamo, il mosaico...) sono destinate a  sempre minor interesse, la ceramica è perdurata dai primordi dell’umanità ai nostri tempi; questo può ascriversi tanto al materiale in se’ che all’interesse che la ceramica ha risvegliato in grandi artisti quali Picasso, Mainolfi, Mirò, che hanno voluto esprimersi con questo linguaggio così universale eppure legato alle tradizioni dei luoghi.

Quanto al materiale possiamo  immaginare gli usi possibili della ceramica nel tempo (utensile, stoviglie, anfora, piatto ...); questi si sono evoluti insieme all’uomo, tanto che oggi, attraverso miglioramenti tecnici, la ceramica è utilizzabile in contesti tecnologici (razzi spaziali, strumentazioni industriali).

La ceramica permette di lavorare artigianalmente sia piccoli oggetti di uso comune che grandi opere artistiche: è plasmabile per un mercato di massa come per specifiche élite di cultori dell’arte.

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