 CAPITOLO II - IL SISTEMA MUSEALE ITALIANO 2.1 Il sistema museale italiano. L’Italia é uno dei paesi del mondo a più alta concentrazione di beni culturali; quello che è poco noto è come tale disponibilità di risorse storico-culturali si articoli, si distribuisca, si manifesti al suo potenziale fruitore. E’ a causa di questo che rispondere oggi a domande, apparentemente elementari, come quelle relative alla consistenza dell’offerta museale in genere e ai servizi nello specifico non è facile. La statistica sull’offerta di musei in Italia fa riferimento tradizionalmente alla fonte ufficiale, l’ISTAT, che pubblica, con cadenza irregolare e cospicuo intervallo temporale tra le diverse inchieste, un’indagine piuttosto dettagliata sul patrimonio nazionale. Oltre queste indagini ISTAT è interessante soffermarsi sull’indagine compiuta dall’ELECTA nel 1991, un’indagine diversa dalle altre nell’approccio: essa tende ad individuare tutti gli istituti museali che siano stati censiti almeno una volta da tutti i possibili organismi pertinenti - (ISTAT, ENIT, Touring Club, Bologna-IBM ecc.),aggiungendovi anche i musei in allestimento, quali risultano al Ministero dei Beni Culturali e al Ministero del Bilancio (elenco dei progetti FIO - Fondo Investimento Occupazione), che conta un totale di 3.300 musei. Facendo proprio riferimento a quest’indagine compiuta dall’ELECTA, possiamo ricavare le principali caratteristiche dell’offerta dei musei in Italia che possono essere così sintetizzate: -
una distribuzione territoriale estremamente sperequata: i musei sono concentrati prevalentemente nelle aree metropolitane del Centro Nord, mentre neppure il 19% è situato nel Meridione; -
una decisa prevalenza dei Comuni fra gli enti proprietari: appartengono ai comuni,infatti, il 45% degli istituti museali, mentre il 16% ai privati, il 14%, rispettivamente, allo Stato e agli enti ecclesiastici, e neppure il 5% alle di Regioni e Provincie; -
la tipologia prevalente è quella di carattere umanistico: nel nostro paese l’insieme dei musei artistici e archeologici assorbe circa la metà dell’offerta museale, in numero assai minore restano ancora, nonostante la loro recente espansione, i musei di carattere scientifico; - la scarsa fruibilità dei musei italiani: solo il 52% dei musei compresi nell’indagine figuravano aperti regolarmente, il 29% erano aperti su richiesta, il 12% non erano funzionanti nel 1991 perché "in allestimento" "in progettazione" "in restauro" e i rimanenti risultavano chiusi.
Fissiamo la nostra attenzione, per un momento, dato il fine del nostro lavoro, su di un piccolo gruppo di musei, i musei regionali, che sono in tutto 85, dei quali 52 aperti al pubblico. Un "tasso di apertura" del 61,2 per cento, a fronte di un valore nazionale che arriva al 72,8 per cento. La nostra analisi riguarda solo i 52 musei aperti al pubblico. Comparando questi 52 musei regionali ai 2586 esistenti in Italia, otteniamo un’incidenza del 2,0 per cento. Misurando in termini di materiale raccolto, la percentuale cala di molto: 0,8 per cento. | Musei | N. | Materiale raccolto (N. di pezzi) | | Regionali Totale | 52 2586 | 455.251 54.381.926 | | % regionale su totale | 2.0 | 0.8 | Sembrano pochi questi 52 musei, ma come notazione positiva basti pensare che nel 1979, secondo la precedente indagine ISTAT, ne esistevano solo 20. Abbiamo avuto quindi un’espansione eccezionale: + 160%, risultato tanto più notevole in quanto nello stesso periodo il complesso dei musei italiani è aumentato del 84,2%. Ma quante regioni possono vantare un proprio museo? Poche, soltanto sette. E fra tutte spicca la Sicilia, che ne possiede ben 29, seguita dalla Valle d’Aosta con 8. | Regione | N. | % | | Sicilia Valle d’Aosta Piemonte Toscana Lazio Sardegna Lombardia Totale | 29 8 4 3 3 3 2 52 | 55,7 15,4 7,7 5,8 5,8 5,8 3,8 100 |
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