MONITORAGGIO E VALUTAZIONE
Le caratteristiche degli allievi
Gli allievi selezionati tra la rosa dei candidati rappresentano tutte le
tipologie di beneficiari individuate dalla misura comunitaria Youthstart;
di seguito uno schema riepilogativo delle tipologie di disagio presentate
dagli allievi (esclusi i casi di minoranza religiosa):
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Tipologie di disagio
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Condizioni degli allievi
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Disagio a livello socio-familiare
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Perdita di un genitore e scarsa attenzione dal superstite.
Conflittualità con la famiglia.
Famiglia priva di un sostegno economico fisso.
Perdita di un genitore e superstite senza occupazione.
Disaccordo grave con un genitore.
Situazione di grave conflitto con la famiglia; fughe ripetute
da casa.
Perdita di entrambi i genitori; solitudine.
Problemi di inserimento nella nuova famiglia che un genitore
ha formato dopo il divorzio.
Gravi problemi con la famiglia adottiva, ritorno in famiglia
dopo una parentesi in istituto.
Famiglia completamente in contrasto per il comportamento
assunto in passato.
Forti contrasti con entrambi i genitori, ospite di un
istituto.
Contrasti insanabili con la famiglia, episodi di violenza
fisica, fuga da casa.
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Provenienza da zone urbane a rischio
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Maggiorenne in attesa di un bambino senza lavoro ne titolo
di studio
Esperienze di lavoro ma ambiente sociale privo di riferimenti.
Problemi di convivenza in gruppi sociali.
Contesto sociale deviante; comportamento violento
Carattere molto ribelle, ingovernabilità rispetto alla
convivenza civile in gruppo.
Drop out, espulsione da molte scuole del paese da cui
proviene per comportamento asociale.
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Segnalazione del Tribunale dei minorenni
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Piccoli reati a livello penale.
Furto e spaccio, disagio familiare.
Piccoli reati a livello penale, coinvolgimento in risse.
Agli arresti domiciliari per lievi reati.
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Ospiti di istituti di assistenza
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Diploma di scuola superiore, famiglia non in grado di
garantirle esistenza serena.
Immigrata kossovara.
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Problemi psicologici/mentali
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Problemi di adattamento; proviene da una famiglia senza
regole.
Problemi psichici, ha un figlio e vive in Istituto
Lievi problemi di comportamento, genitore con lievi handicap
mentale, fratelli a rischio sociale.
Piccolo deficit mentale, ospite di un istituto
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I candidati selezionati hanno inizialmente dimostrato, in generale, una
notevole difficoltà ad inserirsi nella routine quotidiana richiesta dalla
frequenza alle attività formative; al momento di passare realmente otto ore
al giorno (per alcuni, quindi, fino a 10 ore fuori casa) in un contesto sociale
e relazionale ben definito ha rappresentato un ostacolo impegnativo per
tutto lo staff di progetto.
Conflitti con l’autorità, rifiuto delle regole di convivenza civile, soluzione
dei conflitti spesso legata a forme di violenza verbale (e raramente, fisica)
hanno contraddistinto i primi periodi in cui questi ragazzi si sono ritrovati
insieme per seguire le attività didattiche; soltanto gli sforzi congiunti
e univocamente direzionati di tutto lo staff di operatori li ha condotti,
con il tempo, a razionalizzare i comportamenti e a trarre profitto dalla frequenza
al corso.
Le prime fasi di orientamento sono riuscite a creare un minimo di clima collaborativo
tra gli allievi ma lo sforzo di tenere vivo il loro interesse e di ridurre
le manifestazioni di intolleranza si è mantenuto continuo e costante per
tutto il periodo di formazione.
Maggiore attenzione ed impegno sono stati naturalmente profusi durante le
attività pratiche di laboratorio, ma gli allievi hanno comunque posto continuamente
all’attenzione dei tutor e dei docenti, dello psicologo e dell’assistente
sociale i loro problemi esistenziali, di disagio e di malvivere al di fuori
dell’ambiente formativo.
Come ha notato la tutor dell’aula di ceramica, il fine settimana trascorso
nelle case o negli istituti di provenienza aveva l’effetto deleterio di rinnovare
i conflitti e le situazioni problematiche, così che ogni lunedì i ragazzi
tornavano meno motivati e più aggressivi di quanto non li avessero lasciati
il venerdì precedente.
Per i motivi sopra esposti non poteva essere logico attendersi che tutti
gli allievi riuscissero a diventare provetti artigiani e trovare nella cooperativa
la meta dei propri sforzi; il grande risultato è stato quello di recuperare
in ogni ragazzo un minimo di dignità ed autostima, risvegliare la volontà
di migliorare la propria posizione, credere nella possibilità di lavorare
e rendersi autonomi.
Gli operatori di progetto avevano ben chiaro questo razionale traguardo e
hanno lavorato fondamentalmente per recuperare il maggior numero di ragazzi,
oltre che per formarli come artigiani; la formazione è diventata strumento
e non scopo finale dell’intervento e ha permesso di ampliare gli effetti
positivi dell’intervento stesso.
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